Corsa dello spread, ecco perché sono colpite le banche italiane

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Corsa dello spread, ecco perché sono colpite le banche italiane

Le banche più esposte sulla Turchia sono quelle spagnole (82 miliardi di dollari), poi quelle francesi (38), quelle tedesche (17,1) e infine quelle italiane (16,9). Eppure, se si guarda in Borsa, sembra che gli investitori abbiano letto i numeri al contrario. Da giovedì sera le banche italiane sono infatti crollate del 5,5%, al pari di quelle spagnole ma più di quelle francesi (-2,53%) e tedesche (-5,16%). Con il paradosso che Intesa Sanpaolo (minimamente esposta sulla Turchia) ha perso in due giorni ben più di Bnp Paribas che invece è tra le banche europee più presenti nel Paese. Che dire: gli istituti creditizi spagnoli, francesi e tedeschi rischiano di più per il caos turco, ma quelli italiani prendono in Borsa altrettanti o più schiaffi. Discorso analogo si può fare per lo spread dei titoli di Stato, salito in questi giorni molto di più per l’Italia (fino a 280 punti, 27 in più in due sedute) che per la Spagna (11 punti in due giorni a quota 115). Idem in Borsa: Piazza Affari in due giorni ha perso il 3,07%, più del 2,30% di Madrid, dell’1,63% di Parigi e dell’2,5% di Francoforte.

Questo mostra quale sia il vero rischio di contagio dalla Turchia al resto del mondo. Non è tanto bancario, economico o legato alle esportazioni. Ma in gran parte finanziario. Gli investitori, in un momento di incertezza crescente in Turchia e dunque di “fuga” dal rischio, tendono a penalizzare i Paesi o le realtà a loro avviso più vulnerabili. O politicamente più incerte. Questo non significa che la crisi turca non abbia impatto in Europa. Significa però che la reazione sui mercati – almeno per alcune realtà e alcuni Paesi – è andata oltre quello che i numeri dell’economia giustificherebbero. Ha colpito tutti, ma soprattutto i Paesi più vulnerabili, a prescindere dal loro effettivo legame con la Turchia. Sono i numeri a dimostrarlo.

I rischi effettivi
Molti economisti concordano nel dire che il contagio diretto dalla Turchia all’Europa non sia nulla di drammatico. Non lo è dal punto di vista commerciale per esempio. I Paesi più esposti su questo fronte in Turchia sono Cina, Germania, Russia, Usa e Italia. Ma non si tratta di numeri importanti. Per quanto riguarda l’Italia, per esempio, l’export in Turchia rappresenta circa il 2% del totale, secondo i dati di Bloomberg. Secondo le elaborazioni degli economisti di Berenberg, l’export dell’Eurozona verso la Turchia ammonta allo 0,57% del Pil. Se anche la Turchia andasse in recessione, calcolano, l’impatto sull’Eurozona sarebbe pari allo 0,1% del Pil. Opinione simile per Capital Economics: «L’impatto economico della crisi turca sarà abbastanza modesto».

L’attenzione in questi giorni si è concentrata sul contagio bancario. Le banche più esposte, in Europa, sono Bbva, Bnp Paribas, Ing e in Italia UniCredit. JP Morgan ieri ha tagliato le stime di utili a Bbva, Bnp Paribas e UniCredit per questo motivo, ma è giunta alla conclusione che anche nello scenario più estremo il totale azzeramento delle partecipazioni turche avrebbe un impatto gestibile per tutti. Ing perderebbe 87 punti base di capitale Cet1, Bbva 53, Bnp 3 e UniCredit addirittura secondo loro avrebbe un aumento di 59 punti base per alcuni motivi tecnici. Altri analisti hanno stime più conservative, ma in nessun caso emerge pericolo vero per le banche europee.

Anche sul fronte finanziario la Turchia conta poco. Il suo debito pubblico è per il 60% in mani estere, ma è molto piccolo: pari ad appena il 30% del Pil. E – sottolinea JP Morgan Am – la Turchia rappresenta solo lo 0,6% dei mercati emergenti azionari e il 5,9% di quelli obbligazionari. Nulla di positivo, certo. Ma nulla neppure di davvero preoccupante.

L’impatto sui mercati
Però il mercato è andato in tilt in questi giorni. Anche ieri, nonostante il tentativo della banca centrale di Istanbul di calmare le acque, i mercati hanno avuto ripercussioni. Non tanto in Borsa (alla fine Milano ha perso lo 0,58%) quanto sui titoli di Stato europei: i rendimenti dei BTp decennali italiani sono infatti saliti al 3,11% dal 2,90% di giovedì sera, quelli spagnoli all’1,47% dall’1,43% e quelli tedeschi sono scesi dallo 0,38% a 0,31%. Segno evidente di fuga dal rischio. Per questo sono saliti anche i franchi svizzeri, beni rifugio per eccellenza. In compenso sono tracollate in questi giorni le valute di Paesi emergenti che nulla hanno a che fare con la Turchia, come il Sudafrica (-4,93% sul dollaro in due giorni) o il peso messicano (-2,83%). Non per un contagio diretto, sia chiaro. Ma per un effetto finanziario: d’altra parte i mercati sono così grandi che in fasi incerte colpiscono duro soprattutto i Paesi più vulnerabili o semplicemente più dipendenti dai mercati stessi. E l’Italia, in Europa, è tra i primi della lista.

FONTE: http://Il Sole 24 ore

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